Nel Primo Libro dei Re, Salomone pronuncia una supplica che contiene un segreto spirituale immenso:
”Ascolta la supplica del tuo servo e del tuo popolo Israele, quando pregheranno in questo luogo.” (1 Re 8,30)
questo “luogo” non è più solo un tempio di pietre a Gerusalemme: è il cuore
Ogni persona possiede dentro di sé un santuario interiore. Come Salomone ha preparato il Tempio perché Dio vi ponesse il suo “Nome” (la sua Presenza), così ogni cristiano è chiamato a consacrare il proprio cuore. Non è un luogo vuoto o un ripostiglio di emozioni private; è lo spazio dove l’infinito di Dio accetta di incontrare i limiti dell’uomo.
Quando una persona entra nel segreto del proprio cuore per pregare, non entra mai da sola.
In quel tempio interiore vive una vera e propria “popolazione”:
- Ci sono le persone che amiamo.
- Ci sono coloro che ci hanno chiesto un ricordo.
- Ci sono i volti incrociati per strada che ci hanno lasciato un’impronta.
- Ci sono persino coloro con cui siamo in conflitto.
Tutte queste persone sono “vive” nel nostro cuore. Non sono solo ricordi, ma presenze che noi portiamo davanti a Dio.
Dire “Ascolta la supplica del tuo popolo quando pregheranno in questo luogo” significa allora assumersi una responsabilità bellissima: diventare intercessori. In questa visione, la persona diventa il “portavoce” di tutti coloro che ospita nel profondo. Pregare non è più solo chiedere qualcosa per sé, ma elevare le necessità, i dolori e le speranze di tutta quella popolazione che abita in noi.
È come se dicessimo: “Signore, io sono qui davanti a Te, ma non sono solo. Ti presento ogni volto che porto scritto nel cuore. Ascolta il loro bisogno attraverso la mia voce, perché questo povero cuore è il luogo dove oggi possiamo incontrarti”.
Vivere questo versetto significa passare da una fede individuale a una fede che intercede.
- L’impegno: Considerare il proprio cuore come un luogo di accoglienza universale.
- Il conforto: Sapere che, quando preghiamo, stiamo rendendo un servizio immenso a chi ci sta vicino, portando la loro vita laddove da soli forse non riuscirebbero ad arrivare: nel santuario della misericordia di Dio.
Rifletti su chi fa parte della tua “popolazione” oggi: c’è qualcuno che senti abbia particolarmente bisogno di essere “ospitato” in questo tuo tempio interiore?