Oggi viviamo nel mito del multitasking e della produttività estrema. Pensiamo che fare di più significhi “essere” di più. Il Siracide, invece, ci avverte: quando disperdi le tue energie in mille direzioni, perdi il centro.
Corriamo da un impegno all’altro, convinti che la quantità sia sinonimo di realizzazione. Ma questa Parola ci scuote e ci riporta alla realtà dello spirito: la dispersione è il nemico della pace.
Il peso del “troppo”
Quando le tue attività riguardano troppe cose, il tuo cuore si frammenta. È impossibile ascoltare la voce di Dio nel rumore di un’agenda saturata. La “moltiplicazione” di cui parla il testo non è un segno di abbondanza, ma una forma di prigionia che ci rende ansiosi, irritabili e, in ultima analisi, distanti da noi stessi e dagli altri.
La responsabilità del fare
L’avvertimento sulla “colpa” non deve spaventarti, ma illuminarti. Quando ti sovraccarichi, inevitabilmente finisci per trascurare ciò che conta davvero: la qualità delle relazioni, la profondità della preghiera e la cura della tua anima. La colpa risiede nel dare la precedenza all’urgente rispetto all’importante.
Pratica il “digiuno dell’azione”: Scegli una cosa, tra le tante che fai, che non è strettamente necessaria e lasciala andare. Non farlo per pigrizia, ma per offrire quel tempo a Dio.
Unifica il cuore: Prima di iniziare ogni attività, fermati tre secondi. Respira. Di’: “Signore, sono qui per Te”. Questo trasforma l’attività da “distrazione” a “servizio”.
Accetta i tuoi limiti: Riconoscere di non poter fare tutto è un atto di umiltà profonda. È dire a Dio: “Tu sei il Salvatore, non io”.
Non aver paura di rallentare. Dio non ti cerca nelle grandi folle dei tuoi impegni, ma nel silenzio di un cuore che sa fermarsi per guardarlo negli occhi.